Archivio della categoria: 'Album'

Per Aspera Ad Astra

Marzo 30th, 2007

Ebben no, non è una citazione di Tex Willer, come stavate pensando!

Stoner rock e Scandinavia non sono due parole che si trovano spesso assieme, ma cari miei, mai come in questo caso sono andate d’accordo!
Loro sono svedesi, capelloni, brutti (mi spiace per le fans) e cattivi. Nascono nel 1994 ma raggiungono la piene maturità solamente con questo disco. Non c’è la tristezza della loro patria, o almeno della musica che la caratterizza, questi tirano e basta: rock’n'roll. Le canzoni scorrono via veloci, tanto che arriverete alla fine del disco quasi senza accorgervene … non ci sono riff di chitarra che rimangano in testa o che facciano impazzire, il batterista non è un mostro disumano che fa tremare la terra, il bassista fa il suo porco lavoro, la voce scorre via a volte melodica, a volte più gracchiante, a volte sorretta da un lieve tappeto di tastiere, mai esagerate.

In mezzo a tutto questo, vi ritroverete a scuotere la testa senza nemmeno accorgervene, battendo ritmicamente il piede e mimando con le braccia ogni stacco di batteria, travolgendo tutto ciò che vi circonda. Non parlerei tanto di psicadelia in questo caso, anche se il richiamo alle stelle è sempre forte, e c’è ogni tanto quell’intento sognante tipico dello stoner e in questo senso la copertina parla chiaro.

Insomma, c’è del suono, e del tiro, tutto qua, niente di speciale, tutto secondo la migliore ricetta della tradizione, ma cucinata da cuochi esperti (non avrei mai pensato di dire questo di uno svedese). Imperdibile per gli amanti dello stoner, e per me questa mattina mentre mi sto per addormentare sulla sedia!
buon ascolto

Electric Tears

Novembre 13th, 2006

Non voglio parlare adesso di Buckethead, ci sarebbe forse troppo da dire. Basti sapere che è un chitarrista, che non gli è piaciuto suonare nei Guns’n Roses, che narra di essere stato cresciuto in un allevamento di polli, e che il signor Claypool da un po’ di tempo lo coinvolge in ogni suo disco, e lo stesso è valso per un bel pezzo per John Zorn ed i suoi Praxis. bucketheadBuckethead è un chitarrista del nuovo millenio, uno che ha saputo reinventarsi chitarrista rock dopo il duemila e per questo ha tutta la mia stima. Credo che con la chitarra abbia fatto di tutto, oltre a suonarla ovviamente, ma in questo album si presenta più classico del solito, insolitamente tranquillo, senza pezzi metal con cinque minuti di doppia cassa a martello, e senza il cantato. Assomiglia certamente più a Clapton che a se stesso, per quello a cui ci aveva abituato in precedenza, ma ascoltarlo mi provoca immensa goduria. Devo ammettere che lo ascolto prima di addormentarmi, ed ultimamente ci riesce benissimo, non per questo però va squalificato!

Electric Tears è il suo album intimista, elettrico, elettronico, ma suonato, e suonato bene. Oltre alla chitarra non c’è quasi niente, tracce su tracce di chitarra, con una fantasia ed una varietà da fare invidia. bucket1 Ci sono frasi da bluesman ed echi da allucinato, assoli incomprensibili ed altri melodiosi e cantabili, in generale l’album non ha un gran tiro (arriveranno anche le recensioni dei suoi dischi che tirano), ma ci fa scoprire un chitarrista, fuori da ogni genere e da ogni convenzione che una canzone detterebbe inevitabilmente. Sembra semplicemente suonare quel c..o che gli pare, ma non è così semplice, c’è un gran bel lavoro alle spalle di quest’ album.

Insomma, questo ragazzo è entrato ufficialmente nella mia top list, continuerò a parlarne ed a seguire il suo lavoro, sperando magari di poterlo vedere in Italia un giorno.

Shadows and light

Ottobre 25th, 2006

Cosa sia la fusion se lo sono chiesto in molti, forse in troppi, senza riuscire a darsi una risposta ben precisa. Fatto sta che il grosso problema è che questa musica è stata in larga parte inascoltabile, insomma, almeno per una persona che non suona, musica per i musicisti, e certo questo non è un pregio. Come al solito per rimettere a posto le cose è servita una donna. Una donna con una voce da fare invidia a Mina (ok, forse esagero) accompagnata dai più grandi musicisti dell’ epoca, e parliamo dell’ anno 1980. Pastorius e Metheny, per dirne due, si mettono al servizio di questa signorina suonando come due turnisti qualsiasi, dimessi, accompagnamento. Chiaramente qualche assolo scappa, ma il clima resta lo stesso, caldo, orecchiabile, suadente.jonimitchell shadowsandlight Le note arrivano naturali all’ orecchio, ma sia le composizioni che gli arrangiamenti non sono complicati, di più! Quello che fa la differenza al solito è la voce, la melodia, che scorre naturale anche nei momenti di maggior dissonanza, e il basso che contemporaneamente canta e accompagna, melodia ritmo e armonia allo stesso tempo, ma dopotutto non parliamo mica di un cretino qualsiasi! I pezzi spaziano dal boogie, al funky, a qualche accenno di rock e blues, mentre alcuni momenti chitarra-voce restano indimenticabili. Insomma un grande disco, uno di quelli da non perdere assolutamente, un disco che ha insegnato tanto a tanti musicisti, e che per me rappresenta in qualche modo lo stato dell’ arte di un’ epoca, ormai conclusa.

P.S. Se cercate bene esiste anche un video di questo concerto, ah sì, mi ero dimenticato di dirvi che il disco è semplicemete la registrazione di un concerto! Divertitevi!