Grandi differenze, ebbene sì, ma soprattutto GRANDI. Tutto è immenso, e non mi riferisco ai mega ciccioni, che non ho nemmeno trovato, ma alle strade, alle insegne, alle porzioni, alle auto… tutto.
Prima grande differenza del giorno: la colazione.
Donuts e muffin ricoperti da uno strato di zucchero spesso mezzo centimetro, e il classico caffettone luuuuuuuuuuuuuunghissimo alla americana. Poi rotta verso Frisco (così la chiamano gli amici).
Grandi gli autobus, grandi i treni della metro, grandi gli spazi desolati che ricoprono la periferia di questa città. Grandi i camion! E grande la sorpesa quando siamo arrivati in centro! Avevamo notato qualcosa di strano già in treno, ma avevamo pensato di essere i soliti ragazzi di campagna, poco abituati alle grandi città,
poi una bandiera sospetta, color arcobaleno, stagliata contro un grattacielo, e infine la GRANDE sorpresa. Non è la bandiera della pace. Ci siamo ritrovati nel bel mezzo della parata del gay pride di San Francisco!! Ed ho un solo commento: stupendo.
Mamme e bambini, coppie di vecchietti, giovani, giovanissimi, tutti ai bordi delle strade ad assistere alla sfilata. Tutti coinvolti, urlano, applaudono al minimo carro che passa, molti sono gli omosessuali, ma molti no. Ninete volgarità, certamente un po’ di esibizionismo, ma tutto si può riassumere come un gran carnevale
. Quello che si capisce subito è la grande libertà, perchè come dice Luca ‘gli americani se ne fottono’ , e sembra proprio vero. Non c’è moralismo, non c’è una regola, non c’è bene o male, sembra che qui la legge suprema sia : finchè non mi dai fastidio … e figuratevi a chi danno fastidio dei carri di carnevale, una marea di turisti e un’atmosfera festosa.
Comunque sia, dopo l’overdose di omosessualità (cosa ci vuoi fare) della mattinata, abbiamo deciso di volgere i nostri passi verso il celeberrimo golden gate.
In realtà io sarei andato volentieri anche a uecchia, ma serviva un pretesto e non me lo sono lasciato sfuggire. Le strade qui salgono e scendono, come si vede nei film girati a San Francisco e tra quartiere e quartiere c’è una differenza abissale. Abbiamo incontrato nell’ordine: i grattacieli, le casette marittime bianche con il tetto piatto, chinatown con la pagoda, il quartiere italiano con i tavolini all’aperto, la spiaggia con i surf caricati sulle macchine, ed infine lui, il gigante rosso.
Il Golden Gate è proprio all’imboccatura della baia di San Francisco e divide la baia dall’oceano. E’ immenso, bellissimo, e io non avrei mai pensato di dirlo. La grandezza è l’unica sua vera bellezza, direi che forse è più un simbolo, qualcosa di famoso, ma proprio per questo ha un suo fascino inspiegabile.
Al centro della baia c’è l’isola di Alcatraz, circondata da barche a vela e wind surf, che ogni tanto vengono brutalmente scacciati da immense chiatte (gli americani se ne fottono) e dal ponte si vede San Francisco in tutto il suo spendore.
Ma in tutto questo non vi ho ancora mai presentato il mio compare di viaggio: trattasi di tipico esemplare di homus emilianus, losco figuro, brutto ceffo, frequentatore dei peggiori bar di Castel S. Pietro, presidente del COLIFIMAC (chi l’indovina vince un premio) , l’ingegner Luca Zoni. Dire che lavoriamo insieme sono parole grosse, ma diciamo che almeno ci divertiamo. Eccovi in anteprima una sua foto sulla skyline di Firsco.

Mo vado a magnà, domani iniziano i cazzi amari, e finalmente scopriremo se siamo arrivati fino qui per tornare con una carrioal piena di …… o di ……
Fatemi un in bocca al lupo.