Archivio della categoria: 'Film'

Mar Adentro (ESPAÑA,2004)

Luglio 27th, 2007

Chiudi gli occhi: sei davanti al mare. Ora immagina di caderci dentro con uno schianto e andare sempre più giù, fino a quando senti il peso dell’acqua schiacciarti la gabbia toracica, sempre più forte, e sentire il mare che entra da tutte le parti.. Sopravvivi, ma ti dicono costretto a letto per il resto dei tuoi giorni, che sembreranno anni, e poi secoli, e poi millenni nei quali niente cambia se non in peggio. L’immedesimazione, secondo me, è il primo passo per affrontare il tema dell’eutanasia, riflessione dovuta dopo la morte di Welby prima, e di Nuvoli, poi..          Ieri ho visto Giancarlo Giannini che in un’intervista descriveva il compito dell’attore come quello di un adulto che racconta favole agli adulti; beh, io preferisco le tragedie, alle favole: sono più realistiche, narrano di passione, di feste e di lutti, di guerra, politica, religione, libertà.. Se uno legge le tragedie, anzichè le favole, impara a pensare, a distinguere tra legittimo e illegittimo, impara dove finisce il proprio arbitrio, e dove inizia quello altrui, e se io vi consiglio questo film così dolorsamente profondo, è perchè regala una visione quanto più poeticamente verosimile di storie come quella di Ramòn…. e alla fine, chissà perchè quella lacrima che scende ha proprio il sapore del mare…

Little Miss Sunshine (USA, 2006)

Giugno 5th, 2007

..ovvero  quanto può essere stressante e assurdo per una donna vivere in mezzo agli uomini del più medio dei paesi occidentali: l’America! (come la chiama Marcos) Sheryl ha: -un fratello gay, proustiano convinto (ma non abbastanza da non tentare il suicidio!) -un figlio nichilista più che convinto che sfiora l’autismo volontario (!) -un marito predicatore talmente da convinto da credere realmente a ciò che dice (!!) -un suocero bucomane, convinto e contento … non vi convince!?! Aggiungiamo allora uno dei più tristi degli eventi terreni per una madre: un concorso di bellezze per bambine, e la più felice delle consolazioni: vedere riunita la propria famiglia! In uno dei film più spassosamente cinici sulla vita americana, prende vita il ritratto di tanti piccoli personaggi maschili proiettati all’individualismo e all’arrivismo. Sheryl, e la piccola grande Olive sono le figure femminili che, con sorrisi e abbracci, ridimensionano il tutto, ricucendo legami familiari laddove regnava il nulla. Conrad scrisse: “Essere donna è un compito difficile: consiste essenzialmente nell’avere a che fare con gli uomini”.. quanto è vero..ma il risultato, a volte, è teneramente e terribilmente stupendo!

PREGASI VOTARE: eleggiamo Alan Arkin attore del’anno? Elimino tutti i dubbi chiarendovi le idee: ebbene si, è proprio lui: Bill Boggs, il padre di Kim, la ragazza di Edward Mani di Forbice.. indimenticabile!

Le conseguenze dell’amore (Italia, 2004)

Aprile 17th, 2007

Come in quello precedente, fin dalle prime scene avevo subito capito dove si svolge anche questo film; ogni città è unica, ma le atmosfere di Lugano sono inconfondibili. E d’altronde, storie al limite della patologia come queste non potrebbero essere ambientate in un posto migliore di una città dove ci sono più banche che case, dove il lago risplende, ma non è mare, e dove la vita è ricca, ma non è vita. Questa storia è una finestra su come potrebbe vivere una qualunque persona che decida di fare riferimento solo a se stessa, sola nella morale, sola negli affetti, sola in ..tutto. Il cinismo, allora, impera e scende sugli occhi come la prigionia di una notte senza sonno, quando l’unica via di fuga sono i sogni, sempre i sogni, e i ricordi più belli, quelli dell’infanzia. Dopo che l’avrete guardato ditemi, infine, chi di voi non si chiederà: di tutti, chi è il mio miglior amico? Probabilmente è la prima che ci siamo chiesti quando siamo arrivati all’asilo, e anche l’ultima che ci chiederemo nel giorno in cui vorremmo riabbracciare quell’amico, e rivivere la gioia autentica di essere accettati da un altro per qulelo che siamo. Il film insegna che: sono i posteri a definire i gesti eroici di chi non c’è più; a volte, quei gesti, erano l’unica disperata alternativa che la vita gli aveva lasciato.

Quale amore (Italia, 2005)

Marzo 17th, 2007

Io credo che la rivoluzione più importante che ha portato quel genio cocainomane di Freud sia stato insegnare a tutti noi che patologia e normalità non sono due cose separate: forse sono lontane, ma sulla stessa linea. Nel mezzo fra queste polarità opposte, che vivono solo all’estremo, c’è la vita quotidiana. Dopo la visione del film, al cinema c’è stata una discussione fra psichiatra e regista, che tanto ha tolto all’atmosfera creatasi, ma vorrei riportarvi senza farmi influenzare lè emozioni di questa storia d’amore, tra un uomo e una donna molto diversi, ma che si attraggono, un po’ come la salute e la malattia mentale. Alla fine, lui uccide lei (e questo si capisce già dall’incipit). Quale amore, dunque? Senza tanti giri di parole, io confesso che per me l’amore di un uxoricida vale quanto l’amore di un qualsiasi altro uomo; i gesti negativi a cui può portare l’amore non intaccano la sua natura “al di là del bene e del male”. E poi si sa che l’amore ha mille volti, ma io posso testimoniare per uno solo di questi: il volto dell’amore come bisogno-mancanza-assenza- desiderio insoddisfatto. . . cercare il dolore, amare di più una persona quando non c’è, fantasticare sul futuro, scavare nel passato e non consumare il presente, sentirsi più vicini nel momento dell’addio.. Non credo che ci sia contrasto fra la passione positiva che si prova all’inizio e l’odio distruttivo della fine: sono entrambe, come tutte le altre, forme d’amore. Beh.. tornando al film, che però sono certa possa scatenare divagazioni filosofiche non solo in me, vi rimando questa chiave di visione: pensare alla passione estrema come a un’ irruente forza dalla quale lasciarsi dominare, esattamente come la follia. Peccato che nella vita non ci sia tanta grazia per le persone come Andrea, e una volta che il buio è entrato, difficilmente può esserci uno spiraglio di lucidità e libertà per rileggere la propria vita. La sceneggiatura, le musiche, la recitazione di Pasotti renderanno avvincente la narrazione di un gesto osceno ma toccante, come l’amore cui follemente vuole assomigliare.

SATURNO CONTRO (ITALIA, 2007)

Febbraio 26th, 2007

Andare al cimena a vedere questo film è stato un pò come andare a vedere cosa combinano dei vecchi amici.. e indovinare come si ripete e si conferma Stefano Accorsi, e constatare che Margherita Buy è sempre la migliore .. e poi scoprire Ambra, e riscoprire Serra Yilmaz..e infine trovare che Ozpetek riesce a lavorare bene ogni volta con attori diversi, come un bravo terapeuta che riesce a portare il suo gruppo di pazienti tutti allo stesso livello di lavoro; poi, lasciato da solo, è il gruppo a creare quell’atmosfera magica che renderà speciale ognuno di loro, ma che li salverà tutti allo stesso modo. Senza neppure accennare alla trama, vi segnalo le musiche di Giovani Pellino, questo strano cantante risorto dalla ceneri di quello che fu Neffa, e un talento, rinato a molte vite: Milena Vukotic. Ballerina e attrice di teatro sublime, conosciuta ai più come moglie di Fantozzi prima, e di Lino Banfi poi, è stata recentemente una delle protagoniste de “Le seduttrici” (M.Barker, 2004). Nel film è stata scelta da Ozpetek per vestire i panni di un’infermiera premurosa e cinica, con una parte breve e brillante quasi come quella del collega di “Guardami” (D.Ferrario,1999). Il suo sorriso e le sue battute sono quello che conserverò di questo film, insieme all’immagine emozionante di Davide che cucina con amore per il suo uomo e per i suoi amici… e allora non andare a vedere questo film sarebbe stato un pò come dire di no ad un vecchio zio che organizza una cena di famiglia:su per giù so già cosa ci ha preparato, so di cosa si parlerà e so chi porterà il profiterol e chi il dolce alla frutta, e so anche che tutto forse si ripeterà con le stesse tinte delle cene precedenti..ma so che lì, ad un certo punto, avrò la sensazione assoluta di sentirmi a casa

In the cut (USA, 2003)

Gennaio 5th, 2007

Cari lettori di questo blog, anno nuovo, trame nuove. Non riesco più a stare dietro ai film che guardo settimanalmente, e per non trascuravi ho deciso d’iniziare a scrivervi dei miei film preferiti, si, insomma..di quelli che conosci senza bisogno di rivederli e questo film di Jane Campion ma prodotto da Nicole Kidman…. semplicemente lo adoro! Smuove qualcosa di titanico in tutti quelli che lo guarda (soprattutto se hanno i miei stessi gusti ; ) Un thriller, una storia d’amore, una sceneggiatura morbosa e piccante, una regia emozionante, attori sensuali e impeccabili.. potrei dirvi che in questo film c’è qualunque cosa vogliate per poterlo guardare, non mentirei. C’è Meg Ryan con un fisico da ventenne, Mark Ruffalo pericoloso e ardente come un fuoco acceso.. c’è un assassino ben nascosto, c’è un matto che si picchietta in testa come da stereotipo, c’è un nero e una prostituta, ci sono persino i fiori! Quest’atmosfera di penombra bruciata dalla passione mi fa venire in mente le pagine di un’altra storia che amo. Non De Sade, né l’Histoire d’O, né le prime fantasie forzate di piccole Melissa di provincia: un solo libro, un piccolo villaggio, la storia di una grande famiglia:

Nigromanta portò Aureliano nella stanza illuminata con una finzione di paralume, nella sua branda dal lenzuolo incrostato di mali amori, e nel suo corpo di cagna selvatica, impietrita, disumanata, che si era preparata a sbrigarlo come se fosse un bambino, e si trovò improvvisamente con un uomo il cui tremendo potere richiese alle sue viscere un moto di riassestamento sismico. Divennero amanti. Quasi sempre, tra amore e amore, mangiavano nudi a letto, nel calore allucinante e sotto le stelle diurne che la ruggine andava facendo spuntare nel tetto di zinco.

Chi lo ha riconosciuto vince il premio di poter guardare al più presto questo film.

Romanzo criminale (2005)

Ottobre 31st, 2006

Guardate questo film,e non cercate di capire fin dalle prime battute se vi piacerà… dopo poco, tolte le maschere ai belli nostrani, conoscerete dei personaggi stupendi, maschi, perfetti nel loro ardore selvaggio, incivile, tirannico, borgataro. Troverete anche tre donne che, pur di stare accanto al proprio uomo, si macchiano con il sesso, il dolore, l’attesa, l’ignoranza, la morte… e in questo essere schiave della passione sta la loro libertà. Siamo un pò negli anni di Paz! guardati però con l’occhio capitolino, che poteva vedere sfilare per mano potere e corruzione, ideali acerbi e antichi ancori, voglia di nuovo e vecchie maniere. Sono gli anni in cui Pasolini aveva già capito tutto. Nella vita di questi ragazzi non scoprirete amore materno nè rispetto filiale, nè pietà fraterna… all’inizio sembra resistere la sacralità dell’amicizia, ma verrà tradita anche quella. La scena finale sembra il realizzarsi di un sogno del regista o dello spettatore, ma non dei quattro ragazzi, diventati solo macerie, resti di un’esplosione innescata molto prima dalle loro stesse mani. Molto rumore che finisce nel nulla? No, perchè restano i morti, resta la paura che ci portiamo dietro, quella vera, quella della nostra gente che ancora piange le stragi senza colpevoli, e non per il terrore mediatico indotto dai vari 11 settembre. In fondo il titolo ci aveva avvisato: è un romanzo, ma non può far sognare perchè è sempre criminale… ma bruciano le emozioni che ci regala, brillano mentre divampa questa storia vera, coprendo di cenere tutte le storielle tiepide che popolano le nostre grigie emeroteche.

Profumo.Storia di un assassino (2006)

Settembre 30th, 2006

Due cose mi sono rimaste impresse di questo film: i fotogrammi iniziali su carne e pesce intrisi di sangue (che, a pensarci bene, ha odore?) e la bellezza eterea dei corpi femminili, soprattutto la prima e l’ultima delle ragazze assassinate, rosse dal fascino klimtiano assoluto. Potrei aggiungere la colossale orgia inscenata da decine di comparse, ma non mi ha affatto colpito. Mi ha invece emozionato il protagonista, criticato come attore piatto ed inespressivo. Di certo sarebbe stato così se si fosse trattato di un qualsiasi altro personaggio..peccato che doveva interpretare Jean-Baptiste Grenouille, che soffriva sicuramente di un disturbo di personalità, con comportamenti compulsivi, parafilia e come minimo manie di grandezza, tutto nascosto sotto una grandiosa fobia sociale.. sicuro… e poi lasciamo stare, perchè messo in quel modo si presta a più di una definizione possibile .. Non posso tralasciare una nota di merito per il libro. Più bello del film? mi chiederete. Perchè, si possono paragonare due cose così diverse? vi rispondo io. Certo ci sono alcune storie che meglio si adattano ad una trasposizione sulla pellicola, e altre meno; un regista può affezionarsi ad un testo e cercare di tradurlo nelle immagini di un suo film, o capire che è troppo, e lasciare che rimanga solo carta stampata, come ha pensato di fare Kubrick proprio con il testo di Suskind. Io non trovo che tradurre sia sempre tradire, e che una volta guardato un film non si possa più leggerne il libro da cui è tratto. Io conservo intatte le emozioni e i timori che ha evocato in me la prima lettura del libro. A fianco, o magari anche a parte, conserverò quelle che mi ha suggerito la visione del film. Comunque da andare a vedere.

Lost In Transition (2003)

Settembre 5th, 2006

Per una come me che, fra gli altri, soffre di un disturbo di ipersonnia,
capire cosa vuol dire soffrire di insonnia non è tentabile.
Al massimo ho avuto problemi ad addormentarmi, ma giusto la sera prima di iniziare le elementari,
le ore in cui ho incontrato il primo amore, e la notte in cui è nata la mia sorellina… basta!
Per il resto non posso modificare il mio ritmo sonno-semiveglia-sonno… e non mi odiate, vi prego:
lo fa già mia madre che ha passato gli anni a rimpinzarmi per mandarmi a letto, e ora si macera d’invidia (!)
Bene… ecco. Fatta questa premessa dico che, se avete il sonno ribelle,
entrerete meglio nell’atmosfera di questo film.
Siamo in Giappone e questo, per due americani, significa già solitudine.
Da una parte cè Bob, dall’altra cè Charlotte.
Lei giovane e affascinante, lui vecchio e non più affascinato da niente;
entrambi con un matrimonio logoro, non importa da quanto tempo.
Si ritrovano immersi in un ambiente alterato, forse già a livello genetico:
la notte confusa col giorno,
la vanità presa per vita vera,
la luce del giorno nascosta da neon e da lucine artificiali,
e la natura rinchiusa in un giardino lontano.
In più, tutto è velato da quello strano ovattamento dei sensi,
sapete? di quando proprio non hai dormito, o di quando ti risvegli da un’anestesia…
e allora ci sentiamo mancare, siamo persi… e allora, da adulti come da piccoli,
capita di sentirci sospesi nel vuoto, aleggianti nei sogni…
Allora, come uscirne? Per tutto il film, come per tutta la vita, ci chiediamo:
guidare o lasciarsi guidare? Cercare o essere trovati?
La risposta che dà questo bel film è nel suo sottotilo:Everybody wants to be found
A volte basta ritrovarsi da soli. Altre aspettiamo invano di farci aiutare.
Il finale di questa, come di tutte le situazioni in cui non sappiamo dove andare,
racconta come affidarsi, per ultimo, al cuore..
e direi che questa è, incessantemente, la soluzione migliore.

K-Pax (2001)

Aprile 1st, 2006

Ecco, K-PAX è uno di quei film che non vorrei mai più rivedere.. perchè rivederlo non mi darà più le stesse emozioni. Un vero film, con una vera trama, delicato, coinvolgente, diretto nel finale come un pugno nello stomaco, perfetto come l’incipit da cui si materializza Prott, il protagonista.
Questa storia dissemina dubbi che mettono a dura prova la fantasia di un bimbo in ozio, e l’incredulità di un medico che non può spiegare più niente solo con la sua psichiatria.
Restano alcuni fotogrammi che rivedo nella memoria,
e la cosa più bella: Kevin Spacey (2 oscar con American Beauty),
il suo sguardo, il sorriso luminoso ed ermetico, la serenità ostentata e seduttiva di chi ha raggiunto la Verità.
Non sono per i film tappabuchi, riempitempo, faisalotto…
io sono per quelli profondi, colmi di profumi e vecchie foto,
voli pindarici e fallimenti incredibili,
nati da idee a volte anche noiose o riciclate
ma che colorino pure in qualsiasi modo la tabula rasa
del pattume dilagante..