Archivio di Marzo, 2007

Per Aspera Ad Astra

Marzo 30th, 2007

Ebben no, non è una citazione di Tex Willer, come stavate pensando!

Stoner rock e Scandinavia non sono due parole che si trovano spesso assieme, ma cari miei, mai come in questo caso sono andate d’accordo!
Loro sono svedesi, capelloni, brutti (mi spiace per le fans) e cattivi. Nascono nel 1994 ma raggiungono la piene maturità solamente con questo disco. Non c’è la tristezza della loro patria, o almeno della musica che la caratterizza, questi tirano e basta: rock’n'roll. Le canzoni scorrono via veloci, tanto che arriverete alla fine del disco quasi senza accorgervene … non ci sono riff di chitarra che rimangano in testa o che facciano impazzire, il batterista non è un mostro disumano che fa tremare la terra, il bassista fa il suo porco lavoro, la voce scorre via a volte melodica, a volte più gracchiante, a volte sorretta da un lieve tappeto di tastiere, mai esagerate.

In mezzo a tutto questo, vi ritroverete a scuotere la testa senza nemmeno accorgervene, battendo ritmicamente il piede e mimando con le braccia ogni stacco di batteria, travolgendo tutto ciò che vi circonda. Non parlerei tanto di psicadelia in questo caso, anche se il richiamo alle stelle è sempre forte, e c’è ogni tanto quell’intento sognante tipico dello stoner e in questo senso la copertina parla chiaro.

Insomma, c’è del suono, e del tiro, tutto qua, niente di speciale, tutto secondo la migliore ricetta della tradizione, ma cucinata da cuochi esperti (non avrei mai pensato di dire questo di uno svedese). Imperdibile per gli amanti dello stoner, e per me questa mattina mentre mi sto per addormentare sulla sedia!
buon ascolto

Quale amore (Italia, 2005)

Marzo 17th, 2007

Io credo che la rivoluzione più importante che ha portato quel genio cocainomane di Freud sia stato insegnare a tutti noi che patologia e normalità non sono due cose separate: forse sono lontane, ma sulla stessa linea. Nel mezzo fra queste polarità opposte, che vivono solo all’estremo, c’è la vita quotidiana. Dopo la visione del film, al cinema c’è stata una discussione fra psichiatra e regista, che tanto ha tolto all’atmosfera creatasi, ma vorrei riportarvi senza farmi influenzare lè emozioni di questa storia d’amore, tra un uomo e una donna molto diversi, ma che si attraggono, un po’ come la salute e la malattia mentale. Alla fine, lui uccide lei (e questo si capisce già dall’incipit). Quale amore, dunque? Senza tanti giri di parole, io confesso che per me l’amore di un uxoricida vale quanto l’amore di un qualsiasi altro uomo; i gesti negativi a cui può portare l’amore non intaccano la sua natura “al di là del bene e del male”. E poi si sa che l’amore ha mille volti, ma io posso testimoniare per uno solo di questi: il volto dell’amore come bisogno-mancanza-assenza- desiderio insoddisfatto. . . cercare il dolore, amare di più una persona quando non c’è, fantasticare sul futuro, scavare nel passato e non consumare il presente, sentirsi più vicini nel momento dell’addio.. Non credo che ci sia contrasto fra la passione positiva che si prova all’inizio e l’odio distruttivo della fine: sono entrambe, come tutte le altre, forme d’amore. Beh.. tornando al film, che però sono certa possa scatenare divagazioni filosofiche non solo in me, vi rimando questa chiave di visione: pensare alla passione estrema come a un’ irruente forza dalla quale lasciarsi dominare, esattamente come la follia. Peccato che nella vita non ci sia tanta grazia per le persone come Andrea, e una volta che il buio è entrato, difficilmente può esserci uno spiraglio di lucidità e libertà per rileggere la propria vita. La sceneggiatura, le musiche, la recitazione di Pasotti renderanno avvincente la narrazione di un gesto osceno ma toccante, come l’amore cui follemente vuole assomigliare.