Electric Tears
Novembre 13th, 2006- Artist: Buckethead
- Album: Electric tears
Non voglio parlare adesso di Buckethead, ci sarebbe forse troppo da dire. Basti sapere che è un chitarrista, che non gli è piaciuto suonare nei Guns’n Roses, che narra di essere stato cresciuto in un allevamento di polli, e che il signor Claypool da un po’ di tempo lo coinvolge in ogni suo disco, e lo stesso è valso per un bel pezzo per John Zorn ed i suoi Praxis.
Buckethead è un chitarrista del nuovo millenio, uno che ha saputo reinventarsi chitarrista rock dopo il duemila e per questo ha tutta la mia stima. Credo che con la chitarra abbia fatto di tutto, oltre a suonarla ovviamente, ma in questo album si presenta più classico del solito, insolitamente tranquillo, senza pezzi metal con cinque minuti di doppia cassa a martello, e senza il cantato. Assomiglia certamente più a Clapton che a se stesso, per quello a cui ci aveva abituato in precedenza, ma ascoltarlo mi provoca immensa goduria. Devo ammettere che lo ascolto prima di addormentarmi, ed ultimamente ci riesce benissimo, non per questo però va squalificato!
Electric Tears è il suo album intimista, elettrico, elettronico, ma suonato, e suonato bene. Oltre alla chitarra non c’è quasi niente, tracce su tracce di chitarra, con una fantasia ed una varietà da fare invidia.
Ci sono frasi da bluesman ed echi da allucinato, assoli incomprensibili ed altri melodiosi e cantabili, in generale l’album non ha un gran tiro (arriveranno anche le recensioni dei suoi dischi che tirano), ma ci fa scoprire un chitarrista, fuori da ogni genere e da ogni convenzione che una canzone detterebbe inevitabilmente. Sembra semplicemente suonare quel c..o che gli pare, ma non è così semplice, c’è un gran bel lavoro alle spalle di quest’ album.
Insomma, questo ragazzo è entrato ufficialmente nella mia top list, continuerò a parlarne ed a seguire il suo lavoro, sperando magari di poterlo vedere in Italia un giorno.




