Archivio di Settembre, 2006

Profumo.Storia di un assassino (2006)

Settembre 30th, 2006

Due cose mi sono rimaste impresse di questo film: i fotogrammi iniziali su carne e pesce intrisi di sangue (che, a pensarci bene, ha odore?) e la bellezza eterea dei corpi femminili, soprattutto la prima e l’ultima delle ragazze assassinate, rosse dal fascino klimtiano assoluto. Potrei aggiungere la colossale orgia inscenata da decine di comparse, ma non mi ha affatto colpito. Mi ha invece emozionato il protagonista, criticato come attore piatto ed inespressivo. Di certo sarebbe stato così se si fosse trattato di un qualsiasi altro personaggio..peccato che doveva interpretare Jean-Baptiste Grenouille, che soffriva sicuramente di un disturbo di personalità, con comportamenti compulsivi, parafilia e come minimo manie di grandezza, tutto nascosto sotto una grandiosa fobia sociale.. sicuro… e poi lasciamo stare, perchè messo in quel modo si presta a più di una definizione possibile .. Non posso tralasciare una nota di merito per il libro. Più bello del film? mi chiederete. Perchè, si possono paragonare due cose così diverse? vi rispondo io. Certo ci sono alcune storie che meglio si adattano ad una trasposizione sulla pellicola, e altre meno; un regista può affezionarsi ad un testo e cercare di tradurlo nelle immagini di un suo film, o capire che è troppo, e lasciare che rimanga solo carta stampata, come ha pensato di fare Kubrick proprio con il testo di Suskind. Io non trovo che tradurre sia sempre tradire, e che una volta guardato un film non si possa più leggerne il libro da cui è tratto. Io conservo intatte le emozioni e i timori che ha evocato in me la prima lettura del libro. A fianco, o magari anche a parte, conserverò quelle che mi ha suggerito la visione del film. Comunque da andare a vedere.

Lost In Transition (2003)

Settembre 5th, 2006

Per una come me che, fra gli altri, soffre di un disturbo di ipersonnia,
capire cosa vuol dire soffrire di insonnia non è tentabile.
Al massimo ho avuto problemi ad addormentarmi, ma giusto la sera prima di iniziare le elementari,
le ore in cui ho incontrato il primo amore, e la notte in cui è nata la mia sorellina… basta!
Per il resto non posso modificare il mio ritmo sonno-semiveglia-sonno… e non mi odiate, vi prego:
lo fa già mia madre che ha passato gli anni a rimpinzarmi per mandarmi a letto, e ora si macera d’invidia (!)
Bene… ecco. Fatta questa premessa dico che, se avete il sonno ribelle,
entrerete meglio nell’atmosfera di questo film.
Siamo in Giappone e questo, per due americani, significa già solitudine.
Da una parte cè Bob, dall’altra cè Charlotte.
Lei giovane e affascinante, lui vecchio e non più affascinato da niente;
entrambi con un matrimonio logoro, non importa da quanto tempo.
Si ritrovano immersi in un ambiente alterato, forse già a livello genetico:
la notte confusa col giorno,
la vanità presa per vita vera,
la luce del giorno nascosta da neon e da lucine artificiali,
e la natura rinchiusa in un giardino lontano.
In più, tutto è velato da quello strano ovattamento dei sensi,
sapete? di quando proprio non hai dormito, o di quando ti risvegli da un’anestesia…
e allora ci sentiamo mancare, siamo persi… e allora, da adulti come da piccoli,
capita di sentirci sospesi nel vuoto, aleggianti nei sogni…
Allora, come uscirne? Per tutto il film, come per tutta la vita, ci chiediamo:
guidare o lasciarsi guidare? Cercare o essere trovati?
La risposta che dà questo bel film è nel suo sottotilo:Everybody wants to be found
A volte basta ritrovarsi da soli. Altre aspettiamo invano di farci aiutare.
Il finale di questa, come di tutte le situazioni in cui non sappiamo dove andare,
racconta come affidarsi, per ultimo, al cuore..
e direi che questa è, incessantemente, la soluzione migliore.